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Accademia dell’Indipendenza

Abbiamo definito con l’espressione “Accademia dell’Indipendenza” il percorso di tre anni di formazione/lavoro nell’Albergo Etico.

L’espressione “Accademia dell’Indipendenza” è stata scelta per far comprendere come l’Albergo Etico sia composto da persone con ruoli e compiti diversi, in cui esiste una gerarchia e un rispetto della figura superiore indispensabile non solo per imparare ad acquisire la propria autonomia gradatamente, ma anche per non incorrere in errori potenzialmente pericolosi.

Nello stesso tempo il clima che si respira nell’ambiente di lavoro è quello di forte cameratismo, in cui indipendentemente, dagli errori commessi o dalle incomprensioni che si sono generate nel corso della giornata, si condivide il rituale del pasto, che stempera ogni tensione, e si ricavano dei momenti per un abbraccio. Proprio come in un’Accademia militare, si condivide una divisa e si rappresenta un “corpo”. La presenza diffusa in città di ragazzi che si muovono in divisa stimola la collettività a riflettere e a porsi domande. É  anche un modo per allargare la riflessione sull’inserimento lavorativo dei ragazzi con esigenze particolari e per aumentare il numero di imprenditori disponibili ad accogliere ragazzi tra il loro organico.

L’Accademia è un percorso graduale attraverso cui il ragazzo apprende a svolgere tutte le mansioni dell’albergo e del ristorante (nido artificiale) e le replica nel contesto famigliare (il proprio nido).

Il percorso è stato pensato della durata di tre anni sulla base dell’esperienza maturata che ci ha permesso di capire come questo sia il tempo medio necessario per giungere ad una autonomia vera.

I ragazzi imparano a non tornare a casa per dormire, ma a dormire nelle stanze dedicate al personale. Questa è un’altra grande occasione per tagliare il cordone ombelicale con la famiglia e imparare a vivere con i propri coetanei.

É  incredibile osservare come queste occasioni di autogestione li responsabilizzino e li motivino.

Nella foresteria dell’Albergo non ci sono assistenti e/o educatori, ma solo colleghi di lavoro. I più esperti e maturi fanno da tutor ai nuovi arrivati. Giacomo, che è venuto a svolgere uno stage di tre settimane, ha vissuto in un mini alloggio con Niccolò. Dopo questa esperienza, rientrando a casa, diceva alla madre come si sentisse pronto per andare a vivere da solo.

È ovvio che non è così, ma questo è, né più né meno, il pensiero della quasi la totalità dei ventenni di oggi. La mamma, che ha dovuto gestire momenti di paura e preoccupazione (immaginatevi pensare il proprio figlio che termina il servizio serale al ristorante, in una città che non conosce, e va a bere una bevanda in compagnia di altri colleghi per poi rientrare con un collega in un appartamento non sorvegliato e che, come ogni adolescente che si rispetti, dimentica di fare una chiamata alla mamma), seppur attenuata da assicurazioni (Niccolò ha chiamato per avvertire che erano rientrati a casa), ha dovuto superare momenti di forte impatto emotivo.

Questa mamma poteva reagire chiudendosi a riccio oppure gioire delle nuove autonomie del figlio e spronarlo a superare altri limiti. Cosa che ha fatto.

Daria, mamma di Guglielmo, parlando dell’esperienza di stage di tre settimane del figlio presso l’Albergo Etico, l’ha definita un Erasmus (programma universitario che permette di frequentare un anno all’estero). Abitano in Svizzera e questa esperienza l’hanno cercata, organizzata e vissuta come un momento per iniziare ad apprendere l’autonomia (proprio come un Erasmus). La mamma si è trasferita per tre settimane ad Asti, ma in un alloggio indipendente. Guglielmo tornato a casa, più forte e consapevole delle proprie risorse, guardandosi allo specchio ha detto «non si vede più così tanto che ho la Sindrome di Down!». É  un’esperienza che hanno valutato come molto positiva e che cercheranno di replicare in Svizzera. Questo è lo spirito contagioso che l’Albergo Etico si propone di avere.